Incustodita

Ben oltre un semplice tap-in. Ben oltre una partita vinta nel recupero.

“…Reggi e governa loro/affidato non sono a pietà biancoceleste/e così sia” .

Sta lì da quasi cinquanta anni, “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, ma ancora non abbiamo appreso la lezione.
La risposta è nel vento, ancora una volta.
Nei segnali inviati da un’aria turbolenta che sovverte lo scenario.

Non l’ho sognato, la partita l’avete vista tutti in tv.
Quello striscione senza firma, senza spiegazione —oddio a fornirla si fa sempre a tempo—, sicuramente senza ragione, inneggiava ad un angelo custode.
Custodiva, nel senso di assistere, una sconfitta interna.
Che interrompeva il sogno del bersaglio grossissimo, che di certo avvelenava l’ambiente, dopo una mattinata trascorsa a scrutare incomprensibili quote da agenzie di scommesse.
Senza firma, senza spiegazione, senza ragione, e giustiziato dal vento.
Che lo ha arravogliato ad un certo punto.

Non senza uno sberleffo delle leggi della fisica —o forse la mano appendente era frettolosa e guardinga— e da quel punto in poi la Salernitana ha iniziato a ribaltare il vantaggio lagunare che tanto Maleh stava facendo.
Segnale giusto ed inequivocabile, ad umilissima opinione.
In un quarto d’ora convulso —aggettivo che spesso si sposa a “finale”— il vento ha ricomposto lo scenario, con due tap-in.
Riportando l’uomo giallo Fourneau, bravissimo e stupidamente predemonizzato, sulla mensola dei talismani.

A lui si abbina, ancora, il concetto di “gnummazzo”, neologismo che indica una partita di calcio che rimane sullo stomaco dell’avversario.
Dopo #Minala96 però occorrerà tradurla in veneto.
I tap-in di cui sopra hanno stessa firma.
E se #Gondo94 non passerà probabilmente alla storia, è pur vero che giornate così cambiano le carriere.
Dopotutto, trovarsi al posto giusto è spesso un merito.

Raccontare di altro, viene difficile francamente e fortunatamente non mi compete.
Del resto, scenari e calendari impongono il rifiatare.
Esortazioni parascandinave sanciscono il bel tacere.

Ma è bello portarsi a casa, stasera, la carezza di un vento che forse porta risposta, che certamente lo striscione ha arravogliato.

Senza custode, questa squadra ha deciso di provarci.
Ma un traguardo lo ha raggiunto, regalando la sensazione di poter guardare oltre.

Ben oltre un semplice tap-in. Ben oltre una partita vinta nel recupero.

SALERNITANA-VENEZIA 2-1 (0-1)
Marcatori: 28′ Maleh (V), 90′ + 2′ Gondo (S), 90′ + 4′ Gondo (S)
SALERNITANA : Belec; Casasola, Bogdan, Gyomber, Veseli (73′ Jaroszynski); Kupisz (65′ Anderson), Schiavone (46′ Djuric), Di Tacchio, Cicerelli (46′ Capezzi); Kiyine; Tutino (81′ Gondo). All: Castori
VENEZIA : Maenpaa; Mazzocchi, Modolo, Ceccaroni, Ricci; Crnigoj (81′ Taugourdeau), Fiordilino, Maleh; Di Mariano (73′ Esposito); Johnsen (61′ Aramu), Forte. All: Zanetti
Arbitro: Fourneau di Roma 


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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.