Acquascivolo

Sì, è quel che è accaduto, con la scena finale che sembra uscita dal delirio di un ubriaco.

Mah, quando la leggeranno tra qualche anno, questa nota, commenteranno: un tentativo mal riuscito di uno che vuole scrivere di fantascienza.
Difficilmente può essere credibile, infatti, il racconto di una partita giocata di martedì alle ore quattordici.


Difficilmente ci si raccapezzerà, valutati i presupposti e l’organico di quanto sta compiendo questa squadra.
,Laddove si intende campionato di vertice, non altro, non ora, non qui —e perdoni Erri De Luca per la semicitazione—.
Ma in effetti questo pomeriggio all’intrasatta ha avuto effettivamente luogo, mentre il resto d’Italia ignorava, mentre il popolo pallonaro dei piani alti commentava la “bomba” Mou.


Molti ignoravano, molti è bene continuino ad ignorare.
Lo scenario: un bel campo di calcistica periferia.
Col panorama dominato da un acquascivolo.
Può mai essere seria, una roba così?
Meglio guardare altrove, meglio —se proprio un distratto televisivo viandante voleva guardar calcio— andare sul campo principale, dove giocavano due squadre che questa Salernitana l’hanno presa a pallate.
Poteva mai essere credibile questa roba da luna park, che andava in onda da un posto magari noto per il beach-volley, in un impianto dal nome improbabile?


Non poteva.

E nemmeno sembrava credibile la quarta rete di fila di un attaccante scivolato nell’ombra dopo un reality show, non titolare in una squadra che si fregia dell’undicesimo posto tra gli attacchi della categoria.
E se pure il distratto televisivo viandante avesse voluto farsi temporaneo male, avrebbe certo cambiato canale dopo aver valutato l’estetica, dopo il pareggio della squadra di casa.
Ma poniamo abbia resistito.
Se l’ha fatto, se ha avuto occhi buoni per guardare oltre la patina superficiale, è stato premiato da un grande spettacolo.
Quello di una squadra che ha deciso di non dare ascolto ai pronostici. E li ha ribaltati.
Ma non per sorte, non per diritto divino. Semplicemente —come se fosse semplice— con l’arma della volontà.


Sì, è quel che è accaduto, con la scena finale che sembra uscita dal delirio di un ubriaco.
Poteva mai essere credibile che Marini —ah, quante vesti stracciate alla designazione— avesse il sangue di fischiare un rigore all’ultimo secondo?
E che, una volta fischiato, la Salernitana lo capitalizzasse dopo averne falliti tre consecutivi?
E che a realizzarlo fosse quell’attaccante scivolato in panchina e frettolosamente bollato come sopravvalutato?
Non c’era ragione perché accadesse, ed invece è accaduto.
Del futuro prossimo?
Non altro, non ora, non qui. Anche perché potrebbe esserci qualcosa di ancora più fantascientifico all’orizzonte.
Che va ben oltre l’inimmaginabile ed indicibile che riguarda una “semplice” stagione calcistica.
Io, per ora, vado a farmi un giro su quell’acquascivolo.

PORDENONE-SALERNITANA 1-2
RETI: 6′ Gondo (S); 69′ Misuraca (P); 96′ Tutino (S)
PORDENONE: Perisan, Vogliacco , Camporese, Barison , Falasco ; Zammarini (88′ Berra ), Pasa, Scavone (63′ Misuraca ); Mallamo (63′ Musiolik), Ciurria; Butic (80′ Magnino ). Allenatore: Domizzi SALERNITANA : Belec, Casasola, Bogdan, Gyomber , Jaroszynski, Kupisz (84′ Anderson), Di Tacchio,Capezzi (76′ Coulibaly ), Kiyine (77′ Tutino), Gondo (89′ Kristoffersen ), Djuric (75′ Cicerelli ). Allenatore: Castori (Bocchini in panchina)
ARBITRO: Marini

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.