Un Amore di provincia

Questa squadra è di tutti. Perché non è fatta di calciatori, palloni e tacchetti.

Su una cosa non c’è dubbio alcuno.

Questa squadra è di tutti. Perché non è fatta di calciatori, palloni e tacchetti.

È un’idea, un”appartenenza, il retaggio antico del “noi e basta”. Noi, contro il Mondo. Un piccolo villaggio come quello di Asterix, circondato dall’Impero. Fieramente dalla parte del torto.

Così siamo stati, almeno, per la gran parte del nostro secolo.

Ecco perché la lattuga romana fa così fatica a mettere radici sul nostro terreno.

Noi dalla parte buona del tavolo non ci siamo mai seduti.

Comunque è di tutti. Talmente di tutti che ciascuno se ne fabbrica una propria.

E quanto più semplice è il livello di percezione, la profondità emotiva, tanto più è godibile.

La prova? L’amore cieco che i nostri fratelli lontani le portano.

Più sei distante da Salerno, da più tempo sei partito, tanto più la segui, incondizionatamente.

La Salernitana è di tutti, anche a Salerno.

La prova? Le bandiere che adornano le strade della città e della Provincia, in stridente contrasto coi vuoti, le voragini, che una conduzione aziendale miope ed utilitaristica ha creato sugli spalti dell’Arechi.

La Salernitana è di tutti, pure di chi se ne ricorda per i propri scopi, a tempi e luoghi definiti.

È dei nostalgici.

Ma, si badi bene, oggi si festeggia un compleanno.

Non una commemorazione.

E bisogna guardare avanti, oltre, con la consapevolezza che niente, e tante ne abbiamo avute, ci ha fatto sparire.

Lo so, devono saperlo tutti, è la cronaca del secolo che lo certifica, la Salernitana non morirà mai.

La Salernitana è di tutti, quindi un pochino anche mia.

Che appartengo alla schiera dei maledetti.

Dei monofedisti, di quelli che hanno smesso di mendicare bel calcio.

Che non sanno neanche dire bene cosa sia accaduto in questo tempo.

Dal cassetto, oggi, escono cartoline in ordine sparso.

Non le ho mai spedite fuori Salerno.

Guardiamo in faccia alla realtà: che tengo da spartire con uno che, ad esempio, ha trepidato per Mazzola? Gli posso mai spiegare, compiutamente, che il mio cuore batteva per Tivelli?

Al massimo, se lo racconti, fanno un sorrisino educato. Ma io lo so che pensano.

La verità? Non ne ho mai sofferto.

Perchè un Amore di provincia, come quello che vivo io, non si può raccontare.

Non puoi portare, in una frase scritta o detta, quanto ti ha fatto battere il cuore. E come tu ti ricordi di ogni battito.

Non si può, punto.

La Salernitana è di tutti, e io non so cosa regalarle per la sua festa.

Tutto mi sembra inadeguato.

Farò così. Continuerò ad amarla anche domani.

Senza più voce per gridare, senza saper sventolare bandiere.

Con il dolce peso di quella stretta al cuore che mi prende quando la vedo in pericolo, o offesa.

Quella cardiopatia congenita che si fa viva ogni giorno.

Nessuno dei quali trascorso senza averla pensata.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.