Tu, un po’ di più

Con la “n”, mannaggia la morte. Ti incazzavi, quando scrivevano male il tuo nome. Scriviamolo bene oggi, chè ieri ce lo siamo scordato il nome tuo, mannaggia la morte. Te lo ricordi, quel nastro, quel videoregistratore Betamax? Che miracolo ci sembrava, quel Polonia-Perù del Mondiale 82 che finiva in -ek, Smolarek, Ciolek, Boniek. I bravi ragazzi che eravamo, le brave persone che siamo rimaste.

Tu, un po’ di più. Lo tengono, Sky, dove stai mo’? L’hai vista la compagine, come la chiamavamo noi, la Salernitana? Quante ne abbiamo viste, di partite, quante ne abbiamo perse. Tu, un po’ di più. Lo sanno, queste persone, che quando i nickname non esistevano tu ci “battezzasti” ad uno ad uno? E che questi soprannomi, come in una brigata partigiana, vivono ancora, dopo un viaggio lungo fatto dai banchi di scuola ai campetti del Seminario, e giungono al tempo presente ora che i capelli sono diventati bianchi, radi, nel mio caso spariti? E che, nonostante tutto, non abbiamo smesso di volere bene al mondo?

Tu, un po’ di più. Tu, molto di più. Lo sai, vorrei tanto che scrivessero bene il tuo nome, che la foto mostrata in giro fosse vera, senza i filtri di un Photoshop che tu non sapevi neanche cosa fosse. Sarebbe questo, il modo di renderti giustizia. Che la tendenza all’iperbole ce la siamo portata appresso. Tu, un po’ di più. Come quando ti mettevi in porta e ti accartocciavi sulla palla pure su retropassaggio morbido e rasoterra. “Giaguaro Castellini”, l’urlo che risuonava ai Seminari, ai Cappuccini, nei sottoscala terremotati del Liceo Tasso. Dai pali di quella porta, ieri, hai fatto un’uscita spericolata, chè l’area di rigore ti andava troppo stretta. Hai deciso di giocare più avanti, hai deciso di fare il libero. Libero, con licenza di fare gol. E ne hai fatto uno all’esordio, uno di quelli che non si dimenticano più. Però, mannaggia la morte, a me il pareggio andava benone.

Addio GiaNpiero, Pomacio

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.

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