Refresh

Un passo indietro. Quello temuto, quello della classifica. Tanto diverso da quello auspicato, e ventilato in settimana da plurimi megafoni.

L’attesa che è più lunga, il giorno che è quello di Passione.

Se gli attori non sono quelli di un tempo, il regista del calcio non è andato in pensione e, con quel che c’è, riesce ancora a mettere su locandine di spettacoli accattivanti. La resa scenica, mi dicono, è assolutamente marginale.

Sulle tavole del palco due attori molto diversi. Uno paracadutato, con coraggiose permanenze ed innesti pesanti e metelliani, l’altro –con buona pace dei filosocietari– il giorno del ritiro non esisteva, è stato artigianalmente modellato dal suo mister, rende qualcosa come 24 reti segnate in meno rispetto ai padroni di casa.

Fosse baseball, volley o qualsiasi altro sport non ci sarebbe gara. Ma si tratta, meravigliosamente, di pallone, quello sport che contempla il pareggio, quello sport dove la difesa viene prima, e allora è legittimo andarsi a giocare la serie A diretta, con uno scenario forse ampliato dalla bolla empolese.
Lo stadio vuoto trasmette, attraverso le parole dei protagonisti, ancora di più la tensione. Ché le urla sono belluine, gli scambi dialettici non esattamente da galateo, le recriminazioni svariate.

Bisognerebbe però che il pallone —inteso come sfera— occasionalmente venisse giocato coi piedi, mica si può solamente morderlo. Almeno in gare così. Di tanto si dimentica la Salernitana, che nel lato “A” —ops— del match finisce per glorificare la maglia gialla di Belec, e concede sei palle gol. Non poche no, non poche.

Una la capitalizza il doppio ex, in qualità di allievo di Castori e soprattutto di obbiettivo di mercato. E andrebbe pure bene, anzi benone se al tè dell’intervallo gli ospiti si guardassero in faccia, se decidessero di giocarsela.

È quanto avviene. Nel primo quarto d’ora della ripresa, infatti, l’autista del torpedone granata dà un senso ai chilometri percorsi in giornata prefestiva, e con lui i calciatori. Ma il suffisso “issima” apposto al sostantivo “occasione” appare ardito, ancorché non vidimato dal pareggio.

Si scuote Castori e programma l’assalto finale col migliore duetto d’attacco possibile, che prevede la tecnica del baffetto abbinata a quella di Tutino. Mentre ci si toglie la tuta, Coda va via consegnandosi al fallo da ultimo uomo.

La ricostruzione comunque imbastita resta un conato —inefficace tentativo n.d.r.— ché il Lecce rimane carnivoro anche in giorno di quaresima. Si poteva scegliere il marcatore del raddoppio? Non si può, ed è il peggiore possibile.

L’unico schema tattico rimanente è il frenetico refresh delle pagine web coi risultati live, ché il Monza la riprende per un pelo a Chiavari, ché il Venezia paga dazio in casa. In attesa del triplice di Chiffi.

Che sancisce un passo indietro. Quello temuto, quello della classifica. Tanto diverso da quello auspicato, e ventilato in settimana da plurimi megafoni. Dismesso il rosso, si accosta il blu al giallo di casacche avversarie. È già tempo di Frosinone. Giusto un attimo, giusto il tempo di un assaggio di casatiello.

LECCE-SALERNITANA: 2-0
Marcatori: 43′ Pettinari, 72′ Maggio
Lecce: Gabriel, Maggio, Lucioni ©, Meccariello (83′ Dermaku), Coda (83′ Yalçin), Pettinari (71′ Rodriguez), Björkengren (83′ Paganini), Gallo, Majer, Henderson, Tachtsidis (58′ Hjulmand). Allenatore: E. Corini.
Salernitana: Belec, Coulibaly (75′ Schiavone), Jaroszynski (86′ Cicerelli), Mantovani, Tutino (75′ Kristoffersen), Djuric (66′ Kupisz) , Di Tacchio ©, Casasola, Gyomber, Bogdan, Capezzi (66′ Anderson). Allenatore: F. Castori
Espulsi: 63′ Bogdan
Arbitro: Daniele Chiffi sez. di Padova 

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.