MVB?

Il calcolo, me lo sono fatto fare da Google. 1464 giorni sono passati, faccio prima a dire quattro anni.

Su Facebook avevo scritto: “Mamma, toglimi di dosso questo distintivo, non posso più usarlo”.

Inizia così la canzone di Bob Dylan. La cantavo prima delle battaglie calcistiche. Era per dire: “Torno a casa solo se vinco”.

Sono quattro anni che non la canto più. Neanche prima di Lanciano, mi scappava da ridere.

Quanto sono più forti (quasi tutti) di allora quelli che si mettono il tuo vestito. E pure la lettera è scalata di un grado. E, di retrocedere, non ho paura.

Allora che è questo freddo al cuore? Io ho un’altra, di paura. Io penso che non mi vuoi più bene.

1464 giorni fa avevo paura di perdere quel che sentivo mio. Di non riprendermi quel che mi spettava. Spettava perché? Perché c’ero stato sempre, perché mi sentivo in credito di qualcosa.

Mi incazzavo. Lo facevano pure quelli che si mettevano il tuo vestito.

Fin dal riscaldamento, fin dagli spogliatoi, ad ogni maledetta decisione avversa di quello che fischia.

Lo vedo da questo, che non mi vuoi più bene. E non dire no, le proteste adesso sembrano arringhe d’avvocati d’ufficio. Lo senti da questo, più che nelle parole sempre uguali e preconfezionate, più che nei grafici di un campionato che, sotto tanti aspetti, non esiste.

Larghi e confusi stiamo, in campo e sugli spalti. Quelli che ci vanno ancora, eh.

Ma oggi, pure nelle colonne che mi circondano, qualcuno mi spiegherà che le cose hanno un senso.

Hanno un senso sì, come la distribuzione dei seggiolini stretti e nuovi, circondati da stinte strisce gialle che nessuno si è degnato ancora di riverniciare.

Ho rivisto il tabellino di quattro anni fa. L’unico superstite stava lì, con un altro vestito.

22’ è durato, le cronache diranno per l’ennesimo infortunio. Mi piace pensare che se ne sia andato per non vedere.

Ma stavamo parlando di te. Che la domanda, come spesso accade, la fai per prima.

Sì, io ti voglio bene. Come sempre, con tutti i problemi che ho.

Forse ancora di più. Ma è un bene di un adulto che si avvia a diventare vecchio, e pone condizioni.

Ci sono dei nomi che non pronunci mai. E soprattutto.

Ti voglio bene se tu te ne vuoi per prima.

E non mi pare, non lo vedo, non mi piace.

Ho voglia però, di chiederlo ancora: “Mi vuoi bene, Salernitana?”

SALERNITANA-CROTONE 0-2
Marcatori: 11’ pt Simy, 10’ st Simy
SALERNITANA: Micai; Casasola, Migliorini, Gigliotti; D. Anderson (17’ st Orlando), Odjer, Di Tacchio, Lopez; A. Anderson (25’ st Vuletich); Calaiò, Jallow (30’ st Rosina). A disposizione: Vannucchi, Lazzari, Pucino, Djuric, Marino, Minala, Akpa Akpro, Memolla, Mazzarani. Allenatore: Gregucci
CROTONE: Cordaz; Curado, Spolli, Golemic; Valietti, Rohden (37’ st Molina), Barberis, Benali, Tripaldelli (46’ st Firenze); Simy, Nalini (27’ st Machach). A disposizione: Festa, Figliuzzi, Festa, Cuomo, Gomelt, Marchizza, Zanellato, Mraz. Allenatore: Stroppa
Arbitro: Volpi di Arezzo
Spettatori: 7183 di cui circa 200 da Crotone.

 

Commenti

Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.