Laguna dell’ago

Regolamento alla mano, pertanto, il miglior Natale dell’era Lotito coinciderebbe con l’ultimo.

Domenica alle 15.  È vintage, un orario così. E in realtà sembra quasi che da Venezia non si sia mai andati via. 

Destino, forse, che gli eventi epocali accadano qui, dove per due volte ci siamo salvati.

E dove, per la seconda volta – la storia dirà – la Salernitana si prende la vetta.

La visione mattutina del derby di Reggio aveva aperto il cuore alla speranza.

Ma si infrange subito il sogno, ché il telecronista di DAZN era regolarmente al suo posto.

Poco male. Leggero dolore in un pomeriggio dove Castori presenta, senza nascondersi, il suo teorema.

Orfana del titolare Zanetti, gli avversari erano guidati da Bertolini. Nome che evoca l’antico lievito, ma solo nelle premesse, ché i lagunari si sgonfieranno.

Il teorema suddetto, infatti, prevede sofferenza controllata. E colpo inferto all’intrasatta.

Stavolta, da medesimo piede, i colpi sono addirittura due.

E, vuoi il bottino finora raggiunto, vuoi la conseguente autostima dei protagonisti, la cosa si svolgerà persino in maniera non disturbante agli occhi.

A vaticinare insieme sofferenza e gaudio ci pensa l’ufficio stampa che, all’intervallo, posta una grafica con quello che sarà, in effetti, il risultato finale. Complimenti per la profezia.

E, insomma, pare che nulla sia più sorprendente.

Neanche la presenza del copatron, recatosi colà in occasione di lavoro proveniente dalla residenza, certamente non transitando per la seconda casa che si trova in Veneto.

L’ultima volta al “Penzo” seguì la gara dietro una grata, e immortalò il dopo partita col discorso dell’acqua e zucchero.

Acqua passata, in tutti sensi. Adesso Micai è un fantasma che non agita il sonno di nessuno, di certo non il mio.

E la Salernitana va. Dove? 

Con buona pace di chi non si appassiona – che tristezza dover ricorrere ai cliché – è ancora da capire, ma le premesse incoraggiano. In divergenti direzioni, a seconda delle divergenti sensibilità.

La mia, sta saldamente ancorata  sul rifiuto della multiproprietà, il disprezzo del sotterfugio, il bisogno di un reset totale affinché di questa triste parentesi si perda il nome.
Ma non precipitiamo i tempi, parafrasiamo Flaiano.

La situazione è Gravina, ma non seria.

Sta all’ago, pendere.

VENEZIA – SALERNITANA 1-2
MARCATORI
: 34’, 38’ A. Anderson (S), 89’ Aya aut. (V)
VENEZIA: Lezzerini; Mazzocchi, Ceccaroni, Svoboda, Felicioli (77’ Crnigoj); Fiordilino (90’ Capello), Taugourdeau (52’ Karlsson), Bjarkason; Aramu (52’ Johnsen); Forte, Bocalon (52’ Di Mariano). All. Bertolini
SALERNITANA: Belec; Aya, Gyombér, Mantovani; Casasola, Capezzi (88’ Cicerelli), Di Tacchio, Anderson (68’ Kupisz), Lopez (68’ Veseli); Tutino (84’ Schiavone), Djuric (88’ Giannetti). All. Castori.
ARBITRO: Pairetto di Nichelino

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.