La sciarpa

La sciarpa laziale di Massimo Piscedda suonava come un campanello, ché la ricreazione era finita.

«È destino che si debba tornare coi piedi in terra».
L’ho detto ad alta voce, un soliloquio.

Ma non l’ho fatto al fischio finale di Prontera, arbitro con faccia da ragazzino.

È accaduto un poco prima dei titoli di coda, quando la telecamera di RaiSport ha staccato sui telecronisti.

La sciarpa laziale di Massimo Piscedda suonava come un campanello, ché la ricreazione era finita.


Sì, una ricreazione, poco più di un’ora d’aria, questo è stato il terzo turno di Coppa Italia. Dalle notizie che circondano tutti, oppressive.
Ma che, per paradosso, rendevano meno improbabili la data, l’orario, l’occasione. Confesso, ho provato un colpevole sollievo nello spostare lo sguardo dai disordini di Torino per sintonizzarmi su #SAMSAL.

La coppa Italia la si vive sempre come questione avulsa, e lo scenario meritava considerazione.
Un impegno infrasettimanale, ma a Marassi, che tanto di buono e cattivo evoca nei ricordi.
Quel signore sull’altra panca, quel Claudio Ranieri che mi piace da sempre, quando non era ancora Sir.
E il potere evocativo del trovarsi di fronte la seconda casacca più bella del mondo.

Una pausa meritata per tutti, trasversale alle opinioni, un’asticella finalmente e veramente innalzata rispetto alle solide realtà.

Passare il turno? Non essenziale, improbabile, non atteso.
Ma è stato bello esserci, per un po’.
Che la realtà della cifra tecnica sia lontana dall’immaginario lo si sapeva. Per entrambi le contendenti, eh.
Ma importava poco.

La Coppa sfuma (iperbole) lasciando alcuni fermo immagine, oltre ad una buona prova. Il redivivo copatron –assidua, nevvero, la recente presenza dello stato maggiore– ed altre storie di campo.
La ruleta di Tutino, le sventagliate di Lopez, i comici svarioni di Belec e di Giannetti. Di Giannetti, soprattutto, e chissà se Fella l’ha vista pure lui, questa gara.
I piccioni che vagavano.
Ed un gol, decisivo, preso purtroppo con un contropiede che non a Marassi era adatto, ma ai campetti del Seminario del tempo che fu.

Non sarebbe stata spiacevole, la ricreazione, non è spiacevole uscire dalla Coppa.

È la sciarpa di Piscedda –inconsapevole, incolpevole ma irritante– che ricorda troppo presto, troppo duramente che la ricreazione è finita.

Sampdoria Salernitana 1-0
MARCATORI: 54′ La Gumina.

SAMPDORIA: Letica; Rocha (93′ Yoshida), Ferrrari, Colley, Regini; Leris (76′ Jankto), Adrien Silva (64′ Thorsby), Askildsen; Verre; Keita Balde (64′ Damsgaard), La Gumina. Allenatore: Ranieri.
SALERNITANA: Belec; Karo (46′ Aya), Mantovani (73′ Djuric), Gyömbér, Lopez; Casasola, Dziczek (66′ Schiavone), Capezzi, Kupisz; Antonucci (46′ Tutino), Giannetti (73′ Cicerelli). Allenatore: Castori.
ARBITRO: Prontera di Bologna.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.