La carogna

– Te lo dico io, quello è come Berlusconi –

Mi viene da ridere, pensando alla faccia di Sarri se lo potesse sentire, adesso, il paragone di Antonio.

Non può. In questo preciso momento, sta in uno stadio di Torino a giocarsi lo scudetto ed a rendere l’anima ad un Dio al quale, probabilmente, neanche crede.

– Dai, Antò, che c’azzecca Berlusconi? –

– Berlusconi, Berlusconi sì. Hai visto che ha detto al comizio? Il fatto che ai grillini non farebbe pulire neanche i cessi? –

– Dai, Antò, che c’azz.. –

Non mi fa finire Antonio, che ha appena dato un sorso ad una “Chiara di Serracroce”  che manco si dovrebbe bere, perché si era detto che almeno la Domenica sera si stava digiuni e che, vabbè, la dieta l’iniziamo domani.

Io le partite in Tv con Antonio le guardo volentieri perché lui di pallone non ne capisce, e allora guarda le facce, osserva le cose, non si annacqua il cervello con la VAR.

– Eh, l’hai visto nell’autobus che mostrava il dito medio ai tifosi rubentini? –

(N.d.r. Antonio è talmente ignorante di pallone che, a furia di sentirli chiamare così, pensa che quello sia il vero appellativo per i tifosi della Juventus).

– Ho visto, sì –

– Eh, allora ha fatto come Berlusconi. Secondo te Silvio Berlusconi non sa dire toilette, bagno, luogo di decenza? Perché ha detto “cessi”? –

– Per far capire che lui a quelli del Movimento Cinque Stelle li schifa –

– E non hai capito niente. Lo ha detto perché così tutti schifano a lui, e il ragazzo, Salvini, può fare l’alleanza in santa pace. Così lui, che il Primo Ministro non lo può fare, mantiene il controllo e tiene per le palle tutti. Così ha fatto Sarri. –

– Tu che stai dicendo, che Sarri vuole fare il Primo Ministro? –

 Antonio tiene una certa propensione teatrale, non è sempre capace di dire no, non hai capito. Si alza, si aggiusta la felpa, sospira, e simula una capata nel primo spigolo disponibile.

– Aeh, Sarri, quando alza il dito, fa quello che sa fare meglio, la carogna. Pigliatevela con me, dice, il nemico sono io. Ai rubentini, dico. A quelli che stanno contro i rubentini fa pensare: hai visto, questo li va a sfidare a casa loro, si scaglia contro il Potere. In questo modo tiene per le palle tutti. –

E sospira, anzi sbuffa di nuovo, come a dire: hai capito mo’?

– Vabbè, allora la tattica, la preparazione atletica, la lettura del match? Non contano niente secondo te? –

– Tu veramente solo il pallone ti puoi vedere. Quelle cose che hai detto le può fare qualsiasi allenatore bravo. Secondo te Lorenzo Insigne da Frattamaggiore, il Magnifico, tiene le spalle e le palle per affrontare una cosa così? Quello fa la fine di Masaniello, se lo lasci solo. –

– E quindi? –

– E quindi niente. Uno che si piglia la colpa, una carogna ci vuole sempre. Ma uno che ci fa, non che ci è. E di solito sono loro a tenere gli altri per le palle”. –

Io, che la partita stava finendo e mancava solo il Gameover di Compagnoni, volevo dire che le chiacchiere sono belle ma, con tutte le carogne del mondo, la partita era finita, e la Juve si pigliava lo scudetto.

Però ho pensato: prima metto la bottiglia vuota della  Serracroce nella busta del vetro.

Mi sono salvato, chè mentre stavo di spalle, lo schermo si è oscurato coperto da un’ombra nera senegalese. E ho sentito le urla che venivano da fuori.

Io veramente non lo so se ha ragione Antonio sul fatto di Berlusconi, e neanche se dovrò emigrare a causa dello scudetto del Napoli.

So solo che ho perso un’occasione, quando incrociai Sarri nella sala stampa di Alessandria.

Dovevo infilarlo nel portabagagli dell’auto e portarmelo a Salerno.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.