La Campana

La campana suona, funebre, a decretare il fallimento di una gestione.

Mi levo subito due pensieri.

Non penso che la Salernitana corra rischi, non credo che chi contesta la Società possa criticare le prestazioni sul campo.

Ed io sto in contestazione. Valeva il discorso pure dopo la vittoria col Cittadella.

Arriverà, la salvezza, pur se centellinata. Ma tutto sommato era prevedibile, ad un certo punto.

Ma le cose di campo, da tanto, troppo tempo, hanno un posto marginale nelle considerazioni di chi ama questa squadra.

E mi viene da ridere (amaro) se penso alla Maledizione che ci ha colto e non ci lascia.

Dai fallimenti giudiziari a quelli sportivi, con la variante degli stipendi regolari (doverosi) buoni solo per i mediocri claquer, da anni quattro abbiamo perso il bene di commentare prestazioni, guardare classifiche, stillare tabelle.

E non dubito, neanche per un secondo, che ci sarà chi avrà lo stomaco di criticare l’arbitraggio di Pilitteri. Come se fosse quello il problema.

Di scuse su questa vergognosa stagione, la peggiore di questa Società indipendentemente dal piazzamento finale, si è parlato, disquisito, comunicato.

Che vengano espresse o meno, perdonatemi, a questo punto conta zero.

Né vale (lo è mai stata?) la gran coperta dei fattori imponderabili, del valore di una squadra (comunque incompleta e mal costruita) nelle previsioni di Agosto.

Chi è al comando di questa azienda prenda atto del solare stato delle cose.

È l’ambiente interno che non va. È l’aria che si respira che è malsana.

Ed è cosa che va oltre le teorie del “galleggiamento”, oltre persino le solide realtà. Che non sono quelle del famigerato slogan, sono quelle delle norme federali.

Oltre, ben oltre. La mancanza di motivazione evidente di questo gruppo è figlia dell’ambiente che si è creato. Non dai tifosi, non da quelli rimasti fuori.

Arriva, inevitabile, il rintocco della campana. Ma non per me, o quelli come me.

Perché non è chiamata alle armi. Perché “diserzione” è termine che mai si è adattato a chi, per troppo amore, ha lasciato gli spalti.

La campana suona, funebre, a decretare il fallimento di una gestione.

Nei tempi, certo, nei modi, sicuramente, ma più di tutto nell’esito.

E quale che sia, numericamente, quello finale, il tempo della piazza pulita è giunto.

Indiscutibilmente.

SALERNITANA-CARPI 2-5
Marcatori:
8’ pt su rig e 31’ pt Cissè (C), 18’ pt Djuric (S), 33’ pt Calaiò (S), 3’ st Crociata (C), 35’ st Sabbione (C), 48′ st Arrighini (C)
SALERNITANA: Micai; Pucino, Schiavi, Gigliotti (38’ st Orlando); Casasola, Akpa Akpro (17’ st Rosina), Di Tacchio, Minala, Lopez; Calaiò, Djuric (35’ st Jallow). All. Gregucci
CARPI: Piscitelli; Pachonik, Sabbione, Poli, Pezzi; Rolando, Coulibaly, Vitale (13’ st Kresic), Marsura; Crociata (30’ st Pasciuti); Cissè (23’ st Arrighini).  All. Castori
Arbitro: Pillitteri di Palermo

Commenti

Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.