La Bella di Torriglia

La serie A ha le sembianze della Bella di Torriglia. Quella dell’antica filastrocca.

Lo striscione, inneggiante ad un fantomatico inferno da scatenare, è l’unica nota epica.

Ché in simultanea, su nove campi di questa Italia un po’ accaldata un po’ bagnata, un po’ sbloccata un poco in emergenza, va in onda la fiera della mediocrità.

E la cosa strana sta nel fatto che la “à” può trasformarsi in maiuscola e senza accento, per un’imbarazzante moltitudine di compagini.

Equilibrio sovrano? No, quello regnava prima. Impera ora il basso, bassissimo profilo di un nugolo di squadre che non si vergognerebbe (a ragione, ci mancherebbe) a pescare il “gratta e vinci” giusto.

Tra tante, ovviamente, anche la Nostra.

La scelta, sacrosanta, dell’autista libidinoso di giocarsela a viso aperto merita apprezzamento, nei fatti però produce una sorta di zuffa prolungata per 90’ più varie ed eventuali.

Che non ci sarebbe niente di male se di fronte non si trovassero la candidatissima alla seconda promozione diretta ed una candidata al terzo posto al sole.

A nessuno questo sembra importare, facciamo conto che io non abbia detto niente.

Al solito, raccontare delle cause (leggi azioni di gioco) è impresa ardua, degli effetti dirò poi.

Ma, insomma, la Salernitana ci ha messo coraggio, compattezza (adesso sì, un mese dopo l’annuncio del mister).

Sporca in una partita sporca, ha trovato il vantaggio con uno tra i peggiori dei suoi, ha difeso attaccando in ulteriore inferiorità (quella numerica) dopo che il fattorino con il nome profetico ha scritto un altro capitolo della sua bella storia.

Ed esce, dopo un pareggio, con una classifica persino migliore di quella che si delineava mentre vinceva.

Il perché del paradosso? Perché davanti e dietro tutte, tranne il Pisa, bucano clamorosamente l’occasione.

Ne deriva che venerdì prossimo, contro l’Empoli, la Salernitana, già con un piede nei playoff, si gioca col servizio a favore il match point per infilare anche l’altro piede oltre la soglia e giocarsi la serie A.

Che, stasera più che mai, ha le sembianze della Bella di Torriglia. Quella che, nell’antica filastrocca, “tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia”.

Torriglia, per chi volesse saperlo, è a un tiro di schioppo da Genova, quindi Ventura la filastrocca la conosce bene.

Spezia, Pordenone, Frosinone, Cittadella, Empoli e Chievo non sembrano smaniare dalla voglia.

Più che di forza, a questo punto, per la Salernitana è questione di volontà.

Crotone-Salernitana 1-1
Marcatori: 46′ s.t. Maistro (S), 53′ Messias (C)
Crotone: Cordaz; Curado, Marrone, Golemic; Mustacchio (80′ Mazzotta), Benali (80′ Crociata), Barberis, Zanellato (67′ Jankovic), Molina; Messias, Simy. All. Stroppa.
Salernitana: Micai; Cicerelli (78′ Karo), Aya, Migliorini, Curcio; Di Tacchio, Akpa Akpro; Kiyine (65′ Lopez W.), Maistro, Lombardi (38′ Gondo); Djuric. All. Ventura.
Arbitro: Prontera di Bologna
Ammoniti: 20′ Curcio (S), 56′ Di Tacchio (S), 69′ Aya (S), 72′ Gondo (S)
Espulsi: 63′ Curcio (S)

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.