Jateve a cuccà

Colantuono, Bollini, Sannino, Torrente. Hanno una sola colpa. Sono come tutti noi. In tempi di crisi hanno accettato un contratto, pensando di poter cambiare le cose dall’interno. E non si dimettono quando capiscono di non poter incidere. Lo fareste voi? Oh, e allora.

Noi abbiamo ben altre colpe. Quelle di vivere una Passione da anestetizzati. E sì. Pensateci bene, è il periodo natalizio. Uno dice: che c’entra?

Le canzoni di Natale che tutti conoscono quante sono? Mica tante.
Ogni anno arriva un cantante con la carriera in ribasso e di questi tempi fa una compilation. E noi ce le compriamo, le regaliamo, ascoltiamo quelle stesse canzoni come se fossero nuove e più belle.

E con la Salernitana facciamo uguale. Anno dopo anno, ognuno uguale agli altri. Il mercato che non si fa, poi si fa a stagione iniziata, quelli che arrivano e se ne vanno senza disfare i bagagli, ingaggi incomprensibili per natura e durata.

L’avvio in sordina, il filotto, i quartieri alti, la frenata a ridosso del panettone. Gli infortuni che non si sanno e che non si deve chiedere. La rivoluzione d’Inverno, la lenta ripresa, la flessione nel momento topico, il risultato finale che è sempre quello programmato dalla dirigenza.

Ce la pigliamo con i tecnici perché la nostra immagine riflessa allo specchio ci disturba. Tanto la verità la conosciamo. Tutti. Illusi e collusi.

A questo punto dovrei parlare di Alfredino Donnarumma. Proprio stasera? Passo. Perché? Perché non l’avete meritato.
Dovevate sentire prima. Avete preferito glissare, in qualche caso insultare.
Mo’, per citare un libero pensatore, che andate trovando?

Sentite a me, non vi agitate per questo hat trick. Tanto, meglio del dodicesimo posto passato faremo.
Pensate alle cose serie e costruttive, fatelo pure voi un alberello natalizio con le icone, anzi meglio, mettetele al posto del Bambinello alla Vigilia.

Poi, pure questa mi hanno imparato, jateve a cuccà.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.