Isolamento non fiduciario

Piacere, Salernitana, mi hanno detto che ti chiami così, anche se non è facile riconoscerti. Da cosa dovrei farlo?

Una volta.

Una volta la “prima” era un tappo di champagne che esplodeva al culmine di un’attesa spasmodica. Oggi, prima della partita, attorno all’Arechi pascolavano capre.
Si dirà che è scena da Covid-age.

Forse, o forse, per strano scherzo del destino, Necessità e Disamore si sono fidanzati, a Salerno, e camminano mano nella mano.

Piacere, Salernitana, mi hanno detto che ti chiami così, anche se non è facile riconoscerti. Da cosa dovrei farlo?

Dalle divise che fino ad ieri, in pratica, hai tenuto nascoste, belle o brutte – o improbabili – che siano?
Dai volti?
Bella mia, mica è tanto facile. Sta scritto in tabellino che gli italiani erano solo tre, ma non è questo il punto, in tempi di globalizzazione.
È che tra andirivieni con casa madre, innesti dell’ultimissimo minuto, mica si capisce tanto. Parliamoci chiaro, a questi chi li conosce?

E neanche viene in aiuto il sito ufficiale, che ho consultato per non fare brutta figura. Stando a quel che si trova lì, in granata ci stanno ancora Jaroszyński, Billong ed Akpa. E pure Cerci, vuoi vedere che sul fatto del contratto ha ragione lui?

Nessuna traccia di Panzarotto e san Gennaro.
Più simile al Carpi di qualche anno fa, che alla Salernitana odierna, questa squadra. Degna figlia di una madre che ha scelto, libera da impegni di botteghino, di percorrere la via della sincerità.

Bisogna dare atto, hanno smesso di fare finta.
Comunicando quel che vogliono a chi vogliono, senza cercare di accattivarsi nessuna simpatia, rinunciando a qualsiasi forma di attrazione.
Se non nelle ruminanti formulette improvvisate a pochi minuti dal calcio d’inizio.

Più isolata di quanto imporrebbe la pandemia, più irriconoscibile di una contraffazione da bancarella, la Salernitana ad oggi è, nei pensieri e nelle parole dei più – no, della stragrande e bulgara maggioranza – l’invocato nome di un amore che chiede liberazione.

Che poco si adatta al cross sbagliato di Casasola o al gol mangiato a porta vuota da Tutino.

SALERNITANA-REGGINA 1-1

SALERNITANA: Belec; Veseli, Aya, Lopez; Casasola, Kupisz, Schiavone, Cicerelli, Curcio (73′ Migliorini); Tutino, Djuric (86′ Gondo). A disposizione: Micai, Russo, Karo, Bogdan, Galeotafiore, Iannoni, Lombardi, Giannetti. Allenatore: Sig. Bocchini.

REGGINA: Plizzari; Loiacono, Gasparetto, Rossi; Rolando, Bianchi (57′ Faty), Crisetig, Liotti (68′ Di Chiara); Bellomo (68′ Mastour); Ménez, Denis (81′ Lafferty). A disposizione: Farroni, Guarna, Bertoncini, Delprato, Peli, Stavropoulos, De Rose, Folorunsho. Allenatore: Sig. Napoli.

Marcatori: 82′ Ménez (R), 84′ Casasola (S).

Ammoniti: Tutino (S), Loiacono (R), Veseli (S), Rossi (R), Migliorini (S), Schiavone (S).

Arbitro: Sig. Fabbri di Ravenna.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.