Il ballo del “San Vito”

La Salernitana di Castori migliora quella leggendaria di Rossi, senza urla dai balconi – almeno quelli erano consentiti – e va in fuga solitaria.

Sì, stanotte al “San Vito” si è giocato allo stesso sport di quello là, quello che se ne è andato tra rimpianti e tante parole spese male, da chi il calcio non sa neanche dove sta di casa.
Non è lo stesso, ma era già così da tempo. E conviene passare all’incasso – sui beni materiali ci prepariamo ad assistere a triste spettacolo – dell’unica vera eredità che ci resta: l’ostinata ed insensata passione per questo gioco.
E quindi, anche questa – come tutte le altre – è stata notte diversa. Coi cavalieri del passato tornati da pochi minuti in pista – difficile restare indifferenti al Rossi vs. Breda di venerdì prossimo – ma soprattutto con inopinata prova di fuga in avanti.

Stavolta il cronista di DAZN non pecca di partigianeria, ma riesce a sollevare uno dei due dubbi principali sul lato “A” della gara.
Che concerne la qualità del suo monitor. Il mio è scassato, non riesce a cogliere la decantata bellezza del match, che necessita il continuo promemoria che sta giocando la Salernitana e di un accorgimento logistico: va guardata su una sedia e non sul divano, che potrebbe essere letale. Il secondo dubbio riguarda i nomi dei fortunati che si accaparreranno – presso il noto store – una delle divise da gara più brutte della storia. Sempre che non si tratti di una rarità, nel senso che non verrà più indossata.
Bella no, combattuta sì, la gara. Con Di Tacchio che ara l’arabile, e qualche occasione sprecata.
Anche il Cosenza – Tiritiello la Carretta – fa il suo, come può.

Più vicina – sarà che si muove il tabellino – alle percezioni dazoniane il lato “B” del match. Dove la lettera non allude, è meritato il vantaggio perché gli ospiti esibiscono in rapida successione due dei tre schemi in repertorio. Il primo, denominato “cogli la capa di Đurić”, quasi sblocca.

Il secondo è cinematografico alla Troisi & Benigni. Come diceva la Peynado, la “carretta con la freccia” del Cosenza è ex, si chiama Gennaro Tutino e capitalizza la miglior giocata del baffetto.
Un remake della premiata pellicola della stagione scorsa, confezionato sull’asse Cicerelli/Firenze.

Il resto scorre, in una contesa sbilanciata tra gli ospiti che giocano col “falso nueve” ed il minimalismo degli ospitanti che “senza nueve” giocano.

Mettici che – con un carico preoccupante di gialli dal lato dei granata ­– è invece Abou-Malal Ba a farsi sbattere fuori, aggiungi che Castori è tanto tirchio a confezionare schemi quanto bravo a gestire i cambi, il secondo blitz è servito. Inopinato, e bisognoso di comprensione.

Ma tanto, da capire, cosa c’è?

Niente. La Salernitana di Castori migliora quella leggendaria di Rossi, senza urla dai balconi – almeno quelli erano consentiti – e va in fuga solitaria.

Si viola per la seconda volta consecutiva un campo famigerato.

Questi i fatti.

Quale che sia la qualità dei ballerini, al “San Vito” si balla.

Cosenza-Salernitana 0-1
MARCATORI: 5′ st Tutino (S)
COSENZA: Falcone; Tiritiello, Idda, Legittimo; Bittante (30′ st Petre), Bruccini (30′ st Ba), Sciuadone, Vera (17′ st Corsi); Baez; Bahlouli (40′ st Kane), Carretta (30′ st Sacko). All.: Occhiuzzi
SALERNITANA:  Belec; Gyombér, Bogdan, Mantovani; Kupisz, Dziczek (17′ st Schiavone), Di Tacchio, Casasola; Anderson (27′ st Capezzi); Tutino (40′ st Gondo), Djuric (40′ st Cicerelli). All.: Castori
ARBITRO:  Dionisi di L’Aquila
NOTE: Gara giocata a porte chiuse. Espulso al 36′ st Ba (C) per doppia ammonizione.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.