Ennio “Nutella” Morricone

Nella nostra testa quando riflettiamo, nelle suonerie personalizzate dei nostri smartphone, nel nostro corredo genetico. Non so se la sua visione del mondo fosse quella giusta, so però che, inevitabilmente, ha il suo suono.

Conosco qualcuno – io per esempio – che non va pazzo per la Coca Cola.

Nessuno a cui non piaccia la Nutella.

Oggi è morta la Nutella della musica.

Una Nutella sferica, che la puoi prendere da ogni parte e ti sazia.

Ad esempio, non so se fosse quello il piano, Ennio Morricone è padre nobile della musica rock.

E a questo punto, mi tocca chiamare Bruce. Io sono moderatamente springsteeniano.

Quando mette piede in Italia, prima dei concerti, Springsteen non canta l’inno di Mameli. No.

La musica che accompagna la E-street Band è “Once upon a time in the West”.

Un omaggio seriale al Maestro. Non l’unico.

Oggi, ripescando tra i ricordi, ho avuto un sussulto, perché da quella sera del Palalottomatica a Roma sono passati quindici anni, e a me sembra ieri.

Dopo la solita intro, trovandosi a Roma, Bruce chiese silenzio.

E dedicò a Morricone una “I’m on fire” arrangiata western che mi scoppia ancora nel cuore.
Non era un omaggio, quello, ma un inchino tra divinità.

Ma è passato dovunque nella mia vita questo signore.

Pure tra i “musicarelli”, un genere cinematografico che si voleva minore e commerciale, nel quale transitavano fior di attori, alcuni mostri sacri.

Sentitevi il tema di questo film.

Ecco, molto più di Salgàri che raccontò la Malesia senza averla mai vista, Morricone ci ha dato in questi anni l’epoca western, l’America, il Giappone, l’amore, la tensione, la denuncia sociale (che hanno il volto di Gian Maria Volontè di “Sacco e Vanzetti”, di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”).

Ha dato un suono ai nostri sogni, a molti dei nostri ideali.

E nessuno mai si è chiesto quanto western fosse lo scacciapensieri, o quanto riproducibili fossero quei cori che diventavano parte e forza di brani che si volevano “strumentali”, per non parlare di quel “we can fight” di “Per un pugno di dollari” diventato onomatopea.

Ma è passato dovunque nella mia vita questo signore.

Pure nella musica leggera.

Ché, se passa il termine calcistico, non credo l’Italia abbia mai schierato un tridente più forte del Mina/Costanzo/Morricone di “Se telefonando”.

Nella nostra testa quando riflettiamo, nelle suonerie personalizzate dei nostri smartphone, nel nostro corredo genetico.
Non so se la sua visione del mondo fosse quella giusta, so però che, inevitabilmente, ha il suo suono.

Come quello di un bacio appassionato che dura tutta una vita.

Adesso che si è aggiunto ai suoi “c’era una volta” – il West, l’America – sappiamo che Ennio “Nutella” Morricone ha lasciato per sempre questo pianeta.
Lasciando però una moltitudine di barattoli che non smetteremo mai di consumare.

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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.