Crinale

Il bersaglio grosso, l’alienazione dalla multiproprietà, il reset dei protagonisti di un quinquennio non inglorioso, umiliante.

Innocua e distante. Questo era, alle 13.59, una giornata così.

Di sicuro, la meno adrenalinica delle 6 rimanenti.

In casa dell’ultimissima, un’ultimissima che ha già mollato, con l’unico ostacolo da rimuovere di carattere mentale.

Quello che, per chi ha età bastante, potrei definire per brevità “sindrome da Roma-Lecce”. 

La definizione casuale non è.

Il fatto è che non si impara mai, il dio capriccioso del calcio genera svolte ed avvallamenti nei luoghi più inaspettati.

Il precoce pomeriggio chiavarese, invece, è sicuramente svolta.

Quanto sarà ampia la curva, se deviazione di scarso significato od inversione ad “U”, non è dato conoscere.

Ma svolta è. Onda che si propaga lungo uno stivale quasi del tutto rosso, con propulsione salentina e rinforzo marchigiano.

Il “dovere” non del tutto scontato che la Salernitana compie contro l’Entella, è risotto mantecato dal Lecce che cade in casa, dal Monza inciampatore seriale ad Ascoli.

Que pasa? Pasa que il rallentamento non è ad oggi arrivato, che il percorso ad oggi è stato encomiabile.

E adesso l’inopinata compagine guidata da Castori si trova sul crinale.

Treccani dice: “La zona più elevata di un rilievo montuoso o collinare quando si prolunga con linea continuata: corrisponde, per lo più, allo spartiacque.”

Questo è il crinale. Indietro non c’è niente, lo spazio terreno è finito, si può solo volare.

Lo certifica non una prescrizione medica, non l’obbligatorietà, ma una situazione senza precedenti.

Come nell’ultimo anno dell’era Lombardi, quando ci si giocò non la promozione in B soltanto ma la salvezza societaria, la posta in palio è doppia.

Per chi non crede ai trust, alle norme riformate —ed alzo temporaneamente la mano dai tasti per iscrivermi a nutrita schiera— oppure alla favola dello sprovveduto imprenditore costretto a farsi prendere per la gola, c’è solo una risposta possibile.

Il bersaglio grosso, l’alienazione dall’irricevibile multiproprietà, il reset dei protagonisti di un quinquennio non inglorioso, umiliante.

Attraverso la vittoria di un torneo? Non mi fa schifo.

Ma se questo non fosse, e potrebbe non essere, lo striscione apparso a Chiavari ci ha ricordato quale sia la priorità.

Giunta sul crinale, la casacca granata si scopre senza dilazione.

L’entusiasmo mai morto ma sopito, e risvegliatosi negli ultimi mesi certifica che un popolo può accettare la crisi, le ristrettezze, non la mancanza di sogni.

Di questo bisognerà essere grati a Castori e i suoi ragazzi.

Ma dal crinale non si torna.

Con buona pace di trombe governative vecchie e nuove, la cui purezza verrà svelata da liste che non appartengono a chi solo di Salernitana scrive, solo di Salernitana vuol parlare.

È questo un bene, per tutti.

VIRTUS ENTELLA – SALERNITANA 0-3
Marcatori: 14′ Veseli, 17′ Bogdan, 60′ Tutino
VIRTUS ENTELLA: Russo; Coppolaro, Chiosa, Poli, Pavic; Dragomir, Mazzocco (78′ Andreis), Brescianini (85′ Marcucci); Morosini (85′ Meazzi), Schenetti (64′ Mancosu); Brunori (78′ Rodriguez).  All: Vivarini
SALERNITANA : Belec; Casasola, Bogdan (76′ Mantovani), Gyombér, Veseli; Schiavone, Di Tacchio (72′ Capezzi); Kupisz, Kiyine (72′ Anderson), Cicerelli (85′ Boultam); Tutino (72′ Kristoffersen). All: Castori


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Medico, socialmente attonito e disadattato. Osservatore non distaccato. Settario.